Dati, analisi e priorità strategiche per colmare il divario di genere, alla luce del primo report di UN Women Italy. Leggi l’articolo completo.
Come abbiamo affermato più volte sui nostri articoli di blog, la parità di genere non è soltanto una questione di diritti: è una leva strategica e decisiva di sviluppo economico, sociale e culturale.
L’Agenda 2030 delle Nazioni Unite lo afferma con chiarezza: senza uguaglianza tra uomini e donne non può esistere crescita sostenibile: l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile #5 (SDG-5), pone l’empowerment femminile al centro delle politiche globali, riconoscendo che le disuguaglianze di genere non sono un fenomeno marginale, bensì una questione strutturale.
Eppure, nonostante gli impegni assunti a livello nazionale ed europeo, i progressi normativi e un’attenzione crescente da parte di istituzioni e imprese, l’Italia continua a occupare le ultime posizioni delle classifiche sulle pari opportunità. Si tratta di un ritardo che non può più essere ignorato e che richiede un cambio di passo concreto, misurabile e condiviso.
L’Italia e il divario di genere: una fotografia aggiornata
Secondo il Global Gender Gap Report del World Economic Forum, l’Italia continua a ricoprire le ultime posizioni tra i Paesi europei per parità di genere. Le principali criticità si focalizzano su tre ambiti chiave: lavoro, reddito e partecipazione economica.
Scendendo più nel dettaglio, emerge che il tasso di occupazione femminile rimane significativamente inferiore a quello maschile, con divari ancora più marcati nelle regioni del Mezzogiorno. A questo, si aggiunge un persistente gender pay gap nel settore privato, che si traduce, nel lungo periodo, in una penalizzazione economica e previdenziale per le donne. Il cosiddetto gender pension gap è, infatti, una delle conseguenze più evidenti di carriere discontinue, part-time involontario e minori opportunità di avanzamento.
Un altro nodo critico riguarda la conciliazione tra vita professionale e vita privata. La carenza di servizi per l’infanzia e la distribuzione ancora fortemente squilibrata del lavoro di cura continuano a rappresentare uno dei principali ostacoli alla piena partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Non meno rilevante, infine, è la sottorappresentanza femminile nei settori STEM, ambiti strategici per la competitività futura del Paese.
UN Women: il punto di riferimento globale per la parità di genere
In questo scenario si inserisce il ruolo di UN Women, l’agenzia delle Nazioni Unite istituita nel 2010 con il mandato specifico di promuovere la parità di genere e l’empowerment femminile a livello globale. UN Women lavora a fianco dei governi, delle istituzioni e del settore privato per trasformare gli impegni internazionali in politiche concrete, basate su dati, monitoraggio e buone pratiche.
L’organizzazione svolge un ruolo fondamentale nel definire standard internazionali, nel supportare i Paesi nell’attuazione delle politiche di uguaglianza e nel misurare i progressi attraverso indicatori affidabili e comparabili. Il suo approccio è chiaro: la parità di genere non è un obiettivo settoriale, ma una condizione necessaria per lo sviluppo sostenibile.
UN Women Italy e il primo report nazionale
A novembre 2025, UN Women Italy ha presentato il suo primo report nazionale sulla parità di genere, offrendo una lettura sistemica delle principali criticità del contesto italiano. Il documento, presentato alla Camera dei Deputati, individua tre aree strategiche di intervento:
- l’indipendenza economica delle donne;
- il rafforzamento delle infrastrutture sociali per la genitorialità;
- il superamento degli stereotipi di genere attraverso un profondo cambiamento culturale.
A partire da queste direttrici, il report definisce dieci priorità operative, che spaziano dal potenziamento dei servizi educativi e di cura all’estensione dei congedi di paternità, dalla promozione dell’occupazione femminile di qualità alla diffusione di politiche aziendali inclusive. L’obiettivo è chiaro: passare da interventi frammentati a una strategia coordinata, capace di incidere sulle cause strutturali della disuguaglianza.
Il ruolo delle imprese e il valore della certificazione
In questo percorso, anche il mondo imprenditoriale è chiamato a svolgere un ruolo attivo. Le aziende non sono solo destinatarie di politiche pubbliche, ma attori chiave del cambiamento.
La Certificazione per la Parità di Genere, conseguita da NetcoADV nel 2025, rappresenta in questo senso un impegno concreto e misurabile verso modelli organizzativi più equi, trasparenti e inclusivi.
Promuovere la parità di genere all’interno delle imprese significa valorizzare il talento, migliorare il clima organizzativo e contribuire alla crescita complessiva del sistema economico. È una scelta di responsabilità, ma anche di visione.
Conclusione
Il ritardo dell’Italia in materia di parità di genere non è un destino inevitabile. I dati, le analisi e le proposte elaborate da UN Women e UN Women Italy indicano con chiarezza la strada da percorrere: investire nelle persone, nelle infrastrutture sociali e in un cambiamento culturale profondo.
Il tempo delle dichiarazioni è finito: oggi più che mai, servono azioni concrete e responsabilità condivise.







